Cosa vedere a Lanzarote, 13 tappe irrinunciabili

By | Novembre 30, 2021
Cosa vedere a Lanzarote

Vi diciamo cosa vedere a Lanzarote, durante il nostro viaggio attraverso le Canarie. Una guida turistica che unisce quelle di Tenerife, Gran Canaria e Fuerteventura. La stranezza e il carattere potente ed enigmatico dei suoi paesaggi vulcanici producono spesso nel viaggiatore la sensazione di trovarsi su un altro pianeta.

Percorrere gli 850 chilometri quadrati della sua geografia di lava e mare è come accedere a un nuovo territorio. Nemmeno la saturazione turistica è riuscita a porre fine alla sua immagine di una regione sconosciuta, che è particolarmente intensificata in aree come il Parco Nazionale di Timanfaya.

I visitatori sono affascinati dalle spiagge, dall’isola sorella minore di La Graciosa; in generale per il magnetismo dei suoi spettacolari paesaggi naturali. Ma Lanzarote è anche il risultato della mano di un uomo, l’artista César Manrique, che ha saputo fermare la speculazione urbana.

Cosa vedere a Lanzarote, 13 tappe irrinunciabili

Il suo rispetto per l’ambiente e la sua capacità di integrare l’architettura con la natura ha portato a angoli indimenticabili, come il Jameos del Agua, il Mirador del Río o il Jardin de Cactus. Esempi di come è possibile aggiungere ancora più bellezza alla bellezza.

Timanfaya, un sublime paesaggio vulcanico

Un paesaggio impressionante, come da un altro pianeta, è ciò che trovano i viaggiatori che arrivano a TimanfayaMontaña de Fuego, Montaña Rajada, l’isolotto di Hilario, la Caldera del Corazoncillo, le montagne di Rodeos e Senalo, il Pico Partido, la Caldera de Rilla… Ecco alcune delle formazioni vulcaniche che compongono questa estensione di calanchi in Lanzarote. Un luogo dove tutto porta al silenzio e alla trascendenza.

L’unicità di Timanfaya è il prodotto dell’attività vulcanica avvenuta tra il 1730 e il 1736, quando parte dell’isola tremò e fu ricoperta da lava e grandi rocce incandescenti. Sotto la cenere furono sepolti dodici villaggi. Le alte temperature superficiali ci ricordano che una camera magmatica continua a battere sotto terra, un vero cuore di fuoco.

La prima dichiarazione a Parco Nazionale nel 1974, successivamente ampliata come Zona di Riserva in oltre il 90% del territorio, ha permesso all’ambiente di mantenersi praticamente inalterato. Per conoscere le sue peculiarità, la prima cosa da fare è recarsi al Centro visitatori e di interpretazione di Mancha Blanca

È lo spazio in cui conoscere a fondo il fenomeno vulcanico di questo imponente parco che occupa più di 50 chilometri quadrati. Sebbene parte di esso è protetto e inaccessibile ai visitatori, si può vedere molto. In questa sublime distesa, dove il nero si mescola con l’ocra infuocata e i toni del rosso, puoi accedere a paesaggi impossibili da dimenticare.

Gli amanti delle escursioni possono fare diversi tour a piedi attraverso Timanfaya, ma il più comune e semplice è fare un percorso guidato in autobus. L’itinerario percorre, per 40 minuti, il percorso dei vulcani, una passeggiata tra tubi vulcanici, campi piroclastici e lave.

Chi vuole godere di più di questi luoghi insoliti ha altre opzioni, ad esempio il percorso Tremesana o il percorso Litoral. È sempre consigliabile farlo con le guide, ma i camminatori più preparati hanno la possibilità di percorrerne alcuni liberamente. Anche le gite in dromedario nella zona sono molto popolari. Un’avventura ideale per famiglie con bambini.

Jameos del Aguaun viaggio al centro della terra

Los Jameos del Agua è un affascinante intervento di César Manrique. L’artista è presente, ancora e ancora, negli angoli dell’isola. Le sue architetture, sempre attente all’ambiente, si integrano magistralmente nella natura. Nel caso dei Jameos, il creatore ha giocato con l’idea di un viaggio al centro della terra. Questa impressione accompagna il visitatore dal momento in cui inizia la visita e scende le scale della prima sezione. Da quel momento si susseguono espressioni di stupore.

Manrique ha ideato questo sogno architettonico dal suo fascino per il tunnel vulcanico che si era originato dopo l’eruzione del vulcano Corona. È lungo più di sei chilometri e si estende dal cratere del vulcano fino al mare, addentrandosi nell’oceano per un chilometro e mezzo.

Los Jameos del Agua si trova nella sezione più vicina alla costa del tunnel. Deve il suo nome all’esistenza di un lago interno che costituisce una singolare formazione geologica. Ha origine per filtrazione poiché si trova sotto il livello del mare. È composto da tre jameos o aperture nel terreno. Il “Jameo Chico”, attraverso il quale si accede all’interno, il “Jameo Grande” e un terzo, detto “Jameo Redondo”.

La vegetazione germoglia dal basalto e piccoli granchi albini abitano il luogo. Una piscina imbiancata, un auditorium e un centro vulcanologico specializzato compongono lo spazio, concepito come Centro d’Arte, Cultura e Turismo. Sulla sua strada ci sono angoli scioccanti. C’è, naturalmente, il lago naturale, con le sue acque trasparenti, e una volta, che ricorda la navata di una cattedrale, con un foro nella parte superiore attraverso il quale entra dall’alto un suggestivo fascio di luce.

Nelle aree paesaggistiche la vegetazione si mostra in modo esultante. Palme, cactus e fichi sembrano custodire l’ondulata piscina bianca. Il verde delle piante, la pozza innevata, l’azzurro dell’acqua e il nero della roccia vulcanica formano un insieme di grande bellezza. Chi ha assistito ad un concerto nell’auditorium Jameos del Agua, all’interno di una grotta vulcanica, sa che è un luogo privilegiato per le sue caratteristiche geologiche e le condizioni acustiche.

Cueva de los Verdesi capricci della lava

Sempre all’interno del tunnel prodotto dall’eruzione del vulcano Corona, si trova la Cueva de los Verdes, situata nel comune di Haría. Lo spazio attende il viaggiatore come un miraggio. È una sorta di labirinto in cui tre gallerie sovrapposte sono collegate e collegate verticalmente tra loro. In alcune zone raggiungono i 50 metri di altezza.

Le forme stravaganti della lava sorprendono chi visita questo angolo unico di Lanzarote. La passeggiata all’interno è sempre piacevole per la temperatura costante (intorno ai 19 ºC) e per le curiosità che raccontano le guide. Tendono a risaltare le formazioni e le strutture rocciose più peculiari, come stalattiti di lava e segni che indicano i livelli del fiume di fuoco. Alcuni dei suoi spazi più importanti sono l’Auditorium, la Sala Estetica, la Garganta de la Muerte e la Puerta Mora.

In passato il luogo fungeva da rifugio per il bestiame della famiglia Los Verdes, proprietaria del terreno. Da qui il suo nome. E anche prima, nel XVI e XVII secolo, consentiva ai locali di nascondersi durante gli attacchi dei pirati del Nord Africa. Fu solo un secolo dopo che la sua importanza geologica fu riconosciuta e iniziò a ricevere visite di scienziati e studiosi europei che erano affascinati da una formazione vulcanica così insolita.

Il progetto per abilitarlo come centro turistico iniziò nel 1964, quando furono abilitati due chilometri di percorso. Da quel momento entra a far parte della rete dei Centri di Arte, Cultura e Turismo del Cabildo de Lanzarote. Attualmente l’aspetto della Cueva de los Verdes si deve all’artista Jesús Soto, collaboratore abituale di César Manrique. Spicca l’uso di luci e ombre, con l’obiettivo di evidenziare la pietra ed evidenziare le contorsioni della lava, i suoi toni di rosso, grigio, nero e ocra.

La Graciosa, l’ottava isola delle Canarie

Chiunque abbia visitato l’isola di La Graciosa non potrà dimenticare l’impatto della sua immagine quando la nave si avvicina al porto. I traghetti partono ogni trenta minuti dal porto di Órzola a Lanzarote. Il breve viaggio diventa un viaggio verso un sogno. Perché La Graciosa, l’ottava isola abitata dell’arcipelago, è un piccolo paradiso. Non c’è asfalto su di essa. Le sue strade sabbiose sorprendono quando si arriva a Caleta de Sebo. Poi gli orologi si fermano. Qui devi dimenticare la fretta. Il tempo si ferma e tutto allontana il viaggiatore dalla fisionomia e dai rumori della città.

All’estremità orientale delle Isole Canarie, La Graciosa è un angolo tranquillo con una popolazione di meno di 1.000 abitanti. Caleta de Sebo è il nucleo più abitato, seguito dal paese di Pedro Barba, un villaggio con poche case bianche per chi cerca privacy e tanta tranquillità.

I vulcani di Las Agujas, El Mojón, Montaña Amarilla e Montaña Bermeja dominano l’ambiente. E nel mare compaiono gli isolotti di Montaña Clara, Alegranza, Roque del Este e Roque del Oeste. In questo paesaggio dai toni rossi, giallo e ocra, tutto sembra fatto per fermarsi a contemplare. Nei suoi 27 chilometri quadrati, l’isola sorprende con le sue spiagge deserte e i suoi affascinanti paesaggi vulcanici. A piedi o in bicicletta si possono percorrere decine di sentieri dove perdersi nel silenzio e nella bellezza della natura selvaggia.

Tra le attrattive del luogo, vale la pena evidenziare il diving center, sotto il livello del mare. L’isola fa parte della Riserva Marina dell’Arcipelago Chinijo, la più grande d’Europa, che comprende 70.700 ettari in cui si concentra la maggiore biodiversità marina delle Canarie. Il territorio comprende anche le isole di Alegranza e Montaña Clara, disabitate e con spiagge spettacolari. Vi si può accedere con le escursioni in catamarano o in barca che vengono organizzate nella zona.

In un soggiorno a La Graciosa non può mancare una visita al Monte Giallo. Il percorso può essere effettuato a piedi o con un mezzo privato. Vale la pena visitare questo antico vulcano il cui colore suggestivo contrasta con l’azzurro del cielo e il turchese del mare. E poi fare un bagno nella Playa de la Francesa, un’ampia distesa di sabbia bianca, che conduce, al suo termine, attraverso uno stretto sentiero, a Playa de la Cocina, una bellissima insenatura adagiata ai piedi del Monte Giallo.

Spettacolare è anche la selvaggia spiaggia di Baja del Ganado, sulla costa nord. Qui, dove si mescolano sabbia e rocce vulcaniche, si può godere di una vista spettacolare sulla vicina isola di Montaña Clara. Ancora più a nord si trova Playa de las Conchas. Questa lunga e solitaria area sabbiosa è assediata da forti correnti oceaniche. Qui è facile sentirsi un naufrago su un’isola deserta. E al confine con la costa appare una delle immagini iconiche di La Graciosa. Questi sono gli Arcos de los Caletones, archi naturali di basalto formati dall’erosione delle onde del mare che scorre sotto. Nelle vicinanze si trova Playa del Ámbar, circondata da dune di sabbia.

Mirador del Río, “occhi” sull’Arcipelago Chinijo

Il Mirador del Río, opera di César Manrique, è uno degli angoli più particolari dell’isola di Lanzarote. La sua posizione in cima al Risco de Famara, un massiccio montuoso lungo 22 chilometri, offre viste panoramiche uniche sul Parco Naturale dell’Arcipelago Chinijo. L’opera è sulle Salinas del Río, che attirano l’attenzione per la tonalità rossastra che contribuiscono al paesaggio.

Come di consueto nelle creazioni di Manrique, l’edificio si fonde con l’ambiente in modo tale da risultare praticamente impercettibile dall’esterno. L’ingresso al belvedere avviene attraverso un corridoio fiancheggiato da nicchie, che ospitano ceramiche tradizionali eseguite dall’artigiano locale Juan Brito. Il corridoio conduce al cuore dell’edificio, nella sua grande sala centrale. Dispone di una piacevole caffetteria ed è qui che si trovano le spettacolari finestre che fungono da “occhi del belvedere”.

Attraverso di essi è possibile vedere l’insieme di isolotti che compongono il parco naturale dell’Arcipelago Chinijo, tra cui spicca l’isola di La Graciosa. In primo piano si intravede anche il tratto di mare che separa la piccola isola di Lanzarote. I locali lo chiamano “fiume”, quindi la toponomastica di questo elemento naturale dà il nome al belvedere.

Giardino dei Cactusun luogo di grande bellezza

Il Giardino dei Cactus, ultimo intervento di César Manrique a Lanzarote, è attualmente uno degli spazi più visitati dell’isola. Il giardino ospita circa 4.500 esemplari di cactus, per un totale di 450 specie diverse. Ma la collezione sta aumentando, quindi a poco a poco si aggiungono nuove piante dai cinque continenti. Qui ci sono esemplari del Madagascar, Perù o Tanzania, oltre a cactus nativi dell’arcipelago delle Canarie.

La sorprendente diversità e il magnifico design di César Manrique hanno contribuito a far considerare il complesso un Sito di Interesse Culturale, nella categoria di Giardino Storico. Come è consuetudine in tutte le creazioni dell’artista canario, il Giardino dei Cactus è un’opera d’arte totale. In esso si combinano discipline come il paesaggio, l’architettura, la pittura o la scultura. I viaggiatori che visitano il complesso si innamorano di uno spazio che si distingue per estetica e tranquillità.

La struttura del Giardino dei Cactus è stata concepita con un’intenzione ingannevole, inseguendo deliberatamente la sorpresa dello spettatore. Si accede al luogo attraverso un accesso curvo che aggira una scultura centrale. Superato questo, il visitatore può godere di una vista panoramica completa del giardino e scendere i gradini per godersi l’impressionante concentrazione di cactus.

All’orizzonte del Giardino si staglia il profilo di un mulino macinato —così è conosciuto il mais nelle Isole Canarie—, il cui interesse è dovuto al fatto che è uno degli ultimi edifici di questo tipo a conservarsi l’isola. In questo edificio dei primi dell’ottocento si produceva il gofio, prodotto fondamentale nella gastronomia della regione. Dal mulino si può anche godere di uno dei migliori panorami della zona. All’interno dell’anfiteatro vi sono due costruzioni terminate a cupola, destinate ad ospitare la caffetteria e il negozio del Centro per l’Arte, la Cultura e il Turismo.

Los Hervideros, uno spettacolo incredibile

Los Hervideros, sulla costa sud-ovest di Lanzarote, sono grotte straordinarie. Il suo aspetto è il risultato del contatto della lava espulsa dai vulcani del Parco Nazionale di Timanfaya, tra il 1730 e il 1736, a contatto con l’Oceano Atlantico. Le forme capricciose che hanno le rocce in questo luogo sono dovute alla solidificazione accelerata e alla continua erosione delle onde.

A metà strada tra le Salinas de Janubio e la località costiera del Golfo, Los Hervideros permettono di ammirare il ripetuto assalto del mare e di assistere a come l’acqua rimbalza contro le rocce generando una nuvola che a volte rimane sospesa nell’aria. L’acqua del mare sembra bollire; da qui il suo nome descrittivo. Allo stesso modo, l’acqua entra nelle cavità aperte dall’avanzata inarrestabile della lava e, purché la forza delle onde sia sufficiente, esce con potenza attraverso gli sfioratori, cioè attraverso le aperture che si distribuiscono sulla superficie della scogliera.

Quando l’Atlantico è agitato lo spettacolo è ancora più sorprendente. Ma bisogna seguire alla lettera le indicazioni per visitare la zona e camminare lungo i sentieri segnati con pietre, salendo e scendendo i gradini appositamente predisposti. Sono stati creati una serie di balconi artificiali per vivere la forza dell’oceano dall’interno. Sebbene sia comune trovare pescatori locali che conoscono il luogo e si muovono liberamente in aree non autorizzate, il visitatore deve essere molto cauto, poiché il terreno è irregolare e la forza dell’Atlantico incontrollabile.

Fondazione César Manrique, natura e cultura

Sull’isola di Lanzarote, tutto evoca il ricordo di César Manrique. Natura e cultura vanno di pari passo. Rischio creativo e conservazione dell’ambiente coesistono. L’architettura e lo spirito vulcanico sono integrati in modo tale che il risultato è impressionante. Gran parte dell’isola è un museo a cielo aperto. Manrique ebbe una visione e la realizzò. La sua figura, il suo lavoro, il suo attivismo in difesa dell’Ambiente e contro la speculazione urbana, sono diventati un punto di riferimento per l’ambientalismo in tutto il mondo.

Dopo un lungo soggiorno a New York City, l’artista è tornato nella sua isola e ha iniziato a realizzare il suo sogno. In una bolla vulcanica, a Tahíche, ha costruito la sua prima casa, Taro, alla maniera delle vecchie costruzioni in pietra di Lanzarote. Lo spazio è cresciuto fino a diventare la Fondazione César Manrique. È stato inaugurato nel 1992 – sei mesi prima della morte di Manrique – e ospita la vecchia casa, i locali di servizio e le autorimesse.

L’edificio ha dettagli davvero spettacolari, come le finestre attraverso le quali penetra la lava, creando una tale connessione tra l’edificio e il vulcano che è difficile sapere dove finisce l’uno e inizia l’altro. Il contrasto tra il nero della roccia vulcanica e il bianco luminoso delle pareti è presente in tutta la costruzione.

In spazi come la piscina si osserva come l’architetto canario riutilizzi il materiale lavico per creare un ponte. E all’esterno vale la pena soffermarsi al murale eseguito da Manrique tra il 1991 e il 1992, realizzando le sue linee con la pietra vulcanica, per poi riempire di piastrelle gli spazi interni. Nel giardino spiccano diversi esemplari di cactus e palme.

La Fondazione, tappa obbligata per chi è attratto dalla figura e dall’opera dell’artista, ospita la sua collezione di arte contemporanea. Include opere di Cuixart, Chirino o Equipo Crónica. Il museo ha anche un piccolo campione di arte canaria e tre sale per la produzione di César Manrique.

Cosa vedere a Lanzarote? Ma le sue città!

Teguise, una costa che rievoca l’antica Lanzarote

Teguise è il comune più grande di Lanzarote. Raggiunge sia la costa orientale che occidentale. La Villa de Teguise, difesa a suo tempo dai pirati dal Castello di Santa Bárbara, perse il titolo di capitale a metà del XIX secolo a favore di una città con porto, Arrecife. Vecchie case bianche e piazze incantevoli spiccano nell’area urbana di questa cittadina intrisa di austera eleganza.

Se qualcosa si distingue nell’ambiente, è la costa, che ospita il complesso turistico Costa Teguise. Alla sua concezione urbana ha preso parte l’onnipresente artista canario César Manrique, che, preoccupato per la sostenibilità del turismo in forte espansione, si è sforzato di stampare qui i segni distintivi dell’antica Lanzarote. Intorno al cosiddetto Pueblo Marinero – omaggio di Manrique all’architettura tradizionale delle Canarie – ci sono una moltitudine di spazi aperti, hotel di lusso e urbanizzazioni che ricordano il lusso degli anni Settanta. Un campo da golf, un parco acquatico e un gigantesco acquario, insieme alle quattro spiagge naturali della cintura marittima, completano l’ampia e variegata offerta ricreativa della zona.

Un’altra vestigia quasi altrettanto antica si trova nella Residenza Reale di La Mareta, situata in riva al mare alla periferia di Costa Teguise. La sua storia risale alla fine degli anni settanta. Si tratta di una costruzione di lusso in origine appartenente al re Hussein I di Giordania, che in seguito diede al re Juan Carlos I come un dono. Oggi fa parte del patrimonio delle Canarie, avendovi trascorso l’estate per anni personalità così diverse come l’ex leader sovietico Mijaíl Gorbachev e gli ex presidenti del governo spagnolo José María Aznar e José Luis Rodríguez Zapatero.

Tra le spiagge spiccano quelle di Las CucharasLos Charcos ed El Jablillo. Il primo è il più grande e l’unico con sabbia fine e dorata. Vi abbondano le scuole di windsurf, grazie alla sua posizione privilegiata per questo sport. La seconda è caratterizzata dalla sua sabbia bianca e la terza è la più piccola e tranquilla delle spiagge di Costa Teguise. Ha frangiflutti che formano una sorta di piscina naturale intorno ad esso con la bassa marea. Il set si completa con la spiaggia di Bastián, macchiata di nero dalla presenza di picón vulcanico nella sua sabbia.

A Costa Teguise c’è una vasta gamma di attività ricreative e sportive. Tra i tanti luoghi da visitare c’è l’Aquapark Costa Teguise, il più grande parco acquatico di Lanzarote. E l’Acquario di Lanzarote, che ospita al suo interno centinaia di specie.

All’interno di questo bellissimo angolo dell’isola si trovano anche sorprendenti vette vulcaniche come quelle delle montagne di Tahiche, Tinaguache, Corona o Tejida. Corona e Tinaguache sono le più vicine e la loro moderata altitudine, che non supera i 230 metri, le rende accessibili a quasi tutti i pubblici. Hanno bei punti di vista che si affacciano sull’Atlantico.

Haría, un ambiente bucolico

Haría è un pittoresco villaggio al centro della Valle delle Mille Palme. Situato all’ombra del vulcano La Corona, è stato il luogo scelto da César Manrique per collocare il suo laboratorio, in una casa colonica restaurata. In questo villaggio sperduto, nel nord dell’isola, l’artista e architetto ha vissuto l’ultimo tratto della sua esistenza (è morto in un incidente nel 1992). Oggi è possibile visitare la sua residenza, trasformata in casa museo. E poi vale la pena fare una piacevole passeggiata per la città.

Nella cornice bucolica di Haría, ci sono piazze come León e Castillo, dove riposarsi all’ombra di allori ed eucalipti, la Chiesa di Nostra Signora dell’Incarnazione e l’Eremo di San Juan Bautista. C’è anche un mercato dell’artigianato molto frequentato da gente del posto e turisti. Nella zona, sulla strada stretta e tortuosa che scende al paese, spicca il Mirador de Haría, toccato anche dalla mano di Manrique, che progettò addirittura una casetta per i camminatori.

Situato in un’area geologica, agraria e paesaggistica molto ricca, tra palme e alberi di drago, è anche conosciuto come Mirador de Malpaso. Da lì il viaggiatore contempla panorami impareggiabili del comune di Haría, compresi i suoi palmeti, i suoi terrazzamenti coltivati ​​e la sua costa sullo sfondo.

La Geria, i buoni vini di Lanzarote

La Valle di La Geria, occupata da cinque dei sette comuni di Lanzarote, è una distesa immensa di cenere vulcanica situata a sud-ovest dell’isola. È molto vicina al Parco Nazionale di Timanfaya ed è ben nota per le sue cantine. In questo luogo si può osservare la straordinaria capacità di adattamento della popolazione dei conigli, che ha ideato un ingegnoso sistema di coltivazione basato su buche – o gerie – che ha permesso una profusa produzione di vino nella zona.

Fila dopo fila, queste cavità perfette, colorate di verde, ocra e nero, hanno finito per disegnare un motivo unico sul pavimento. Nel tempo sono rimaste nella zona solo le cantine e alcuni edifici agricoli, disseminate in perfetta armonia con un paesaggio di coni vulcanici, laghi di lava e grotte misteriose. È molto comune recarsi a La Geria per visitare una delle tante cantine che popolano i dintorni della LZ-30, la modesta strada che taglia in due la valle.

I campi di viti, alla maniera genuinamente canaria, donano allo spazio un’aria da sogno. Degustare un bicchiere di malvasia, specialità dell’isola, contemplando il paesaggio, è un piano molto piacevole. Riconosciuta nel 1987 come Area Protetta, e nel 1994 come Area Naturale, la Valle di La Geria ospita dal 2011 anche il Liquid Sounds Festival: una creazione locale incentrata sulla promozione del vino autoctono attraverso la fruizione di musica alternativa all’aria aperta..

Il Golfo e il Charco de los Clicos

Conosciuto anche come il Lago Verde, il Charco de los Clicos è un altro di quegli angoli indimenticabili di Lanzarote. Si trova nel piccolo villaggio di pescatori del Golfo, nell’estremo sud-ovest del Parco Nazionale di Timanfaya. La piccola baia, a soli due minuti dal comune, sembra uno di quei paesaggi della fantasia, tipici di pianeti lontani e inesplorati. In realtà è il cratere di un vulcano, parzialmente invaso dall’oceano. L’altra mezza luna, occupata da una spiaggia di sabbia nera e da una laguna dalle acque verde smeraldo – il suo colore è dovuto ad un’alta concentrazione di alghe – offre un panorama bellissimo e desolato che è apparso nei film spagnoli e internazionali.

Questo paesaggio magnetico ha fortemente attratto l’attenzione di Pedro Almodóvar. Il regista ha registrato qui una sequenza romantica, con Penélope Cruz e Lluís Homar, per il suo film Los abrazos rotos (2009). Gli amanti del cinema classico ricorderanno Raquel Welch che emerge dalle verdi acque di un lago in un bikini “preistorico”. Quella scena del film britannico Un milione di anni fa (1966), ambientata nell’era paleolitica, è stata girata in questo angolo enigmatico di Lanzarote.

Le spiagge di lanzarote

Spiaggia di Papagayo, tesoro del sud

Papagayo è la più frequentata delle spiagge che compongono la zona di Punta del Papagayo, un luogo sperduto nell’estremo sud di Lanzarote, all’interno del Parco Naturale di Ajaches. A causa della natura protetta dell’area, per accedervi bisogna pagare tre euro. Un prezzo ridicolo considerando tutti i tesori di questa zona selvaggia, ricca di spiagge incontaminate. Qui gli unici segni di civiltà sono un parcheggio, un campeggio e un paio di bar sulla spiaggia.

La spiaggia di Papagayo ha una caratteristica forma a mezzaluna perfetta ed è totalmente protetta dal vento da scogliere. Essendo una piccola baia, le sue acque sono particolarmente consigliate per lo snorkeling. È circondato da altre zone balneari idilliache: Playa Mujeres, Caleta del Congrio, Caletón de San Marcial, Playa de la Cera, Playa del Pozo e Playa Puerto Muelas. Sabbie dorate, acqua cristallina e onde dolci sono un denominatore comune in questo ambiente remoto, dove è sempre possibile trovare un angolo di solitudine e isolamento.

Spiaggia di Famara

È la tipica spiaggia difficile da descrivere per la sua esuberante bellezza. Siamo di fronte a uno spazio selvaggio di sabbia fine e dorata situato nel nord-ovest di Lanzarote e che ha un’estensione che supera i cinque chilometri. La spiaggia si trova all’interno del Parco Naturale dell’Arcipelago Chinijo, esattamente tra il villaggio di pescatori di La Caleta de Famara e la scogliera di Famara. È l’ideale per praticare sport acquatici, come surf, bodyboard, windsurf o kitesurf, grazie alla presenza di venti e alle sue forti onde. Una meraviglia della natura.

La spiaggia di Los Caletones

In realtà questa spiaggia è formata da un insieme di piccole calette che si trovano vicino alla località balneare di Órzola, a nord di Lanzarote. La causa della sua aspra orografia è dovuta ai resti del famoso vulcano Corona, che conferiscono all’ambiente una bellezza esotica e molto particolare. È molto vicino alla Roque del Este e agli isolotti dell’Arcipelago Chinijo. La spiaggia è raggiungibile in auto ed è possibile parcheggiare nelle vicinanze.

Spiaggia di Pozo (spiaggia di Quemada)

La fantasia è la protagonista dei dintorni di Playa Quemada, un paradiso da vedere in questa zona del sud-est di Lanzarote. Playa del Pozo è una piccola caletta di ciottoli e sabbia nera, lunga appena 300 metri, che sorprende il viaggiatore con la sua bellezza unica ed è solitamente vuota. La spiaggia, di difficile accesso, si trova accanto al Monumento Naturale di Los Ajaches.

Honda Beach

Questa spiaggia di sabbia dorata e acque calme si trova nel comune omonimo e vicino al comune di San Bartolomé. È lungo 1.300 metri e, essendo in un ambiente semiurbano, tende ad avere un’elevata occupazione. Ha una deliziosa passeggiata che collega la zona con Puerto del Carmen e Arrecife. Nelle sue vicinanze si trova l’aeroporto César Manrique di Lanzarote.

Janubio Beach

Questa spettacolare spiaggia selvaggia di sabbia nera è un’oasi di calma e pace, nei dintorni del comune di Yaiza. È lunga poco più di 800 metri e, a causa delle sue grandi correnti, non è molto adatta alla balneazione. È molto vicino alle spettacolari Salinas de Janubio, Los Hervideros, Timanfaya e Charco de los Clicos.

Spiaggia di El Ancla o Playa del Rey

Situata all’ingresso di Costa Teguise da Arrecife, questa piccola spiaggia circondata da rocce ha condizioni di sicurezza sufficienti per nuotare e fare snorkeling. Tuttavia, le sue dimensioni sono così piccole, appena 150 metri, che di solito è molto affollata. La sua sabbia è dorata e l’acqua è traslucida. Il suo soprannome deriva dalla vicinanza della residenza Las Maretas, che il re Hussein di Giordania donò al re emerito Juan Carlos I.

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