Palazzo di Cnosso

Ai tempi dei minoici, Arianna, la figlia del re Minosse, consegnò a Teseo un filo che lo aiutò a trovare l’uscita da un labirinto. Da quell’epoca, il filo di Arianna simboleggia il percorso della conoscenza che ci fornisce gli indizi di cui abbiamo bisogno per coesistere armonicamente nella vita e per svelare le nostre mappe mentali… Cnosso, forse la più antica città organizzata d’Europa, è un sito archeologico dell’età del bronzo sull’isola di Creta. È vicino alla capitale di Creta, Heraklion. I visitatori si imbattono in tracce del Minotauro, in particolare delle sue corna, e del Labirinto, la cosiddetta “chiave greca”, in molte delle sue rovine e manufatti. Gli scavi più sistematici a Cnosso iniziarono nel 1900 ad opera dell’archeologo inglese Sir Arthur Evans (1851-1941) e della sua équipe. Il palazzo fu scavato e in parte restaurato. Dalla stratificazione del palazzo nacque l’idea che fosse il centro della civiltà minoica e del labirinto.

Il tempo dei miti greci: Re Minosse, Dedalo e il Minotauro

Secondo la mitologia greca, l’architetto di Cnosso fu Dedalo, il primo ingegnere dell’antichità. Dedalo era un abile architetto e artigiano, simbolo di saggezza, conoscenza e potere. Il suo progetto consisteva in edifici di quattro e cinque piani e in un totale di circa millecinquecento stanze (per rendersene conto, basta guardare il modello in legno di Cnosso al Museo Archeologico di Heraklion). Oltre al re e alla sua famiglia, nel palazzo di Cnosso alloggiavano altre cinquecento persone, come sacerdoti, servitori, negozianti, artisti e artigiani. Secondo la mitologia, il re Minossechiese a Dedalo di creare il Labirinto per rinchiudervi il Minotauro. Una versione del mito racconta che Poseidone aveva dato un toro bianco al re Minosse perché lo usasse come sacrificio. Invece, il re tenne il toro per sé e ne sacrificò un altro. Per vendicarsi di lui, Poseidone, con l’aiuto di Afrodite, fece in modo che la moglie del re Minosse, Pasifae, desiderasse il toro. Di conseguenza, Pasifae diede alla luce il Minotauro, una creatura con il corpo di un uomo, ma il volto di un toro.

Il tempo dei miti greci: Labirinto

La parola labirinto descrive qualsiasi struttura simile a un labirinto con un unico percorso che lo differenzia da un vero e proprio labirinto che può avere più percorsi intricati. Etimologicamente la parola è legata al minoico labrys o “doppia ascia”, un simbolo minoico.

Tempo di miti greci: Ascia a doppia lama

L’ascia simmetrica a doppia lama è uno dei simboli più antichi della civiltà greca, associato in particolare alle divinità femminili. Alcune delle più belle asce doppie sono addirittura più alte di una persona. I ricercatori ritengono che queste enormi asce potessero essere utilizzate durante cerimonie religiose e sacrifici.

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Storie minoiche

La civiltà minoica emerse intorno al 2.000 a.C. sull’isola di Creta e fiorì per circa 600 anni (fino al 1400 a.C.). È la prima civiltà apparsa sul suolo europeo. La sua arte e la sua architettura uniche hanno contribuito in modo significativo allo sviluppo della civiltà dell’Europa occidentale.

La storia del re Minosse e dei suoi genitori, Zeus ed Europa

Un mito narra che il re Minosse, giusto sovrano di Creta e fondatore della città di Cnosso, diede il suo nome all’intera civiltà. Il re Minosse era figlio della principessa Europa (da cui prende il nome il continente europeo) e del dio dell’Olimpo Zeus. Europa era una principessa fenicia. Zeus rimase affascinato dalla sua bellezza quando la vide sulla riva del mare della Fenicia, mentre giocava con i suoi amici. Assunse le sembianze di un toro bianco e le si avvicinò. Europa, attratta dall’animale bianco, salì sul suo dorso e fu poi trasportata a sud dell’isola di Creta, in una città chiamata Gortys. Lì Zeus, svelato il mistero, si addormentò con lei sotto un platano sempreverde (sì, i platani sono decidui, ma questo!) e fu concepito il re Minosse, figlio della terra della civiltà europea. Minosse era un re giusto; si consultava con Zeus ogni nove anni e riceveva le sue leggi direttamente da lui. La storia d’amore non si ferma qui. Zeus era molto innamorato di Europa.

Uno dei regali che le offrì fu un… robot, il primo della storia. Il suo nome era Talos, un mitico gigante di bronzo che proteggeva la Creta minoica dagli invasori. Dormiva all’interno di una grotta, quella dei Melidoni, che si trova sulla catena montuosa del Talean Cretese. Volete sapere perché Zeus aveva un rapporto così buono con il re Minosse? Secondo la mitologia greca, suo padre, Crono, temeva di essere rovesciato dai suoi stessi figli, per cui li mangiava appena nascevano (non è questo un modo intelligente di intendere chronos, cioè il tempo in greco?). Tuttavia, sua moglie Rea si stufò e ingannò Crono quando diede alla luce il loro ultimo figlio, Zeus. Diede in pasto a Crono una pietra avvolta in fasce e nascose Zeus in una grotta di Creta. Chiese inoltre agli antichi abitanti dell’isola, i Cori, di eseguire una vivace danza intorno alla grotta, gridando e colpendo i loro scudi, in modo che Crono non sentisse il pianto del piccolo Zeus. Possiamo immaginare questa scena di spettacolo su uno scudo di bronzo proveniente dalla Grotta di Zeus al Museo Archeologico di Heraklion.

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Chi erano i Minoici?

La civiltà minoica è famosa per la sua forte marina e per l’estensione del commercio marittimo in tutto il Mediterraneo, oltre che per l’uso della scrittura (i minoici avevano infatti una propria lingua scritta che gli archeologi chiamano “Lineare A”). Mosaici e iscrizioni rivelano la prosperità cretese e riflettono la vita quotidiana. La monetazione rinvenuta nei palazzi ed esposta al Museo Archeologico di Heraklion testimonia la fioritura delle città e l’impiego dei cretesi come mercenari nel Mediterraneo orientale.

Donne di potere

Parte di ciò che rende la civiltà minoica così affascinante è il ruolo importante delle donne nella società locale. Le donne minoiche partecipavano attivamente a tutti gli aspetti della vita quotidiana, compresi gli sport, la caccia, le feste e l’educazione dei genitori. Il loro ruolo importante è evidente anche nel fatto che i minoici veneravano le dee femminili, come quelle che tenevano i serpenti sulle mani.

Serpenti

I serpenti sono normalmente associati al rinnovamento della vita. Inoltre, diversi studi suggeriscono che nella società minoica i serpenti erano i protettori della casa.

Grande Madre

All’interno di piccoli santuari, nelle grotte o sulle cime delle montagne, i minoici adoravano la “Grande Dea”, che chiamavano anche “Grande Madre”, in altre parole la “Natura”. Per loro, era lei a dare la vita alle piante, agli animali e agli esseri umani; era responsabile della pioggia, del vento, della luce e del buio. In suo onore, ogni primavera organizzavano feste, durante le quali praticavano sport e danze.

Toro che salta acrobaticamente

Erano le famose cerimonie del “salto del toro”, quando i minoici usavano un toro per fare ginnastica. Per loro il toro simboleggiava l’impeto e la forza della vita. Per questo le sue corna e le doppie asce erano simboli religiosi importanti. Ma c’è una rilevanza del salto del toro minoico oggi? Ricordiamo l’attrezzo del volteggio dello sport della ginnastica artistica per visualizzare come l’atto fisico del salto del toro si perpetui oggi nello sport. Per esempio, immaginiamo l’abilità più elementare del volteggio, l’handspring frontale. Questo gesto rispecchia quasi perfettamente quello del famoso affresco del salto del toro trovato a Cnosso. Altre opere d’arte provenienti da Cnosso dimostrano come sia possibile eseguire ulteriori acrobazie sulla base di questo movimento iniziale, come il salto mortale sopra il toro, in cui abilità più complesse sono costruite a partire dal front-handspring che porta a varie combinazioni di salti mortali e torsioni.

I quattro palazzi minoici

I palazzi minoici di Cnosso sono costruzioni elaborate, ossia complessi architettonici che venivano utilizzati come centri amministrativi, economici e religiosi. Erano le residenze di potenti élite. Ma come faceva l’emergente élite minoica a stabilire e mantenere la propria autorità? Non con le forze militari; forse manipolando l’ideologia religiosa. Ecco alcune caratteristiche comuni ai quattro palazzi minoici (Cnosso, Festo, Malia e Zakros). Non hanno mura di fortificazione. Le loro piante sono irregolari, così come la loro elevazione. Sono costruzioni elaborate con più piani e ingressi. Il loro sistema idraulico è molto sofisticato e sono dotati di dispositivi architettonici per la luce e la circolazione dell’aria. Sono molto decorate. Gli elementi comuni dei loro progetti architettonici includono:

  • una corte centrale,
  • un tribunale dell’Ovest,
  • un’area teatrale,
  • laboratori (ceramica, gioielleria, abbigliamento, utensili), ambienti domestici, strutture sotterranee circolari e diversi edifici religiosi e di culto,
  • magazzini.

Ricordiamo che diverse tecniche hanno permesso ai minoici di trasformare l’oro, l’argento, il bronzo e le pietre semipreziose in una fantastica gamma di disegni. Infatti, i depositi minoici, i cosiddetti “magazzini”, potevano contenere circa 400 enormi recipienti, per una capacità totale di 60.000 galloni! In esse sono state rinvenute anche centinaia di cisterne in pietra per la conservazione di oggetti preziosi.

La moda minoica

Gli uomini erano vestiti dalla vita in giù, con un pezzo di stoffa intorno ai fianchi. Le donne, invece, indossavano elaborate gonne lunghe, grembiuli corti, camicie sottili, cappotti e scialli. Erano truccate e avevano acconciature elaborate, simili a quelle delle donne contemporanee. Si mettevano in testa cappelli, nastri e gioielli. In quasi tutte le case sono stati trovati telai, il che ci dice che le donne passavano il tempo a tessere con lana e lino, stoffe sottili e trasparenti dalle forme gradevoli.

Giochi per bambini

I bambini facevano esercizio fin da piccoli. Giocavano correndo e rincorrendosi, anche con pedine e nocche. A Cnosso è stata ritrovata una scacchiera, chiamata zatrikion, simile a un gioco di scacchi, intarsiata con avorio, pasta di vetro blu e cristallo di rocca, che si può vedere al museo di Heraklion. Nel complesso, al museo di Heraklion si possono ammirare manufatti particolarmente complessi e lussuosi, che testimoniano gli elevati standard di vita del palazzo. Infine, ma non meno importante, i reperti funerari rivelano credenze e pratiche legate all’aldilà.

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Per me è tutto… minoico!

I geroglifici (che in greco significa “incisioni sacre”) erano utilizzati nell’Antico Egitto. Durante l’epoca minoica, i geroglifici cretesi (diversi da quelli egiziani) erano il sistema di scrittura della Creta della prima età del bronzo. Essi precedono di circa un secolo un sistema di scrittura chiamato Lineare A. La Lineare A era la scrittura principale utilizzata nei palazzi e negli scritti religiosi della civiltà minoica. Ad essa è succeduta la Lineare B (utilizzata anche dai Micenei). Nessun testo in Lineare A è stato decifrato. Il termine lineare si riferisce al fatto che la scrittura è stata realizzata utilizzando uno stilo per incidere linee su una tavoletta di argilla. L’unica parte della scrittura che può essere letta sono i segni per i valori numerici (anche se le parole per i numeri veri e propri rimangono sconosciute). La scrittura in quel periodo era usata soprattutto per registrare i dati, poiché l’alfabetizzazione non era molto diffusa.

Numerose sono le tavolette in Lineare B provenienti da Cnosso. Significativo rimane l’enigmatico Disco di Festo (rinvenuto nel palazzo minoico di Festo, pochi chilometri a sud di Heraklion), uno dei misteri più noti dell’archeologia. Questo disco di argilla, del diametro di circa 15 cm, presenta su entrambi i lati una spirale di simboli impressi di significato poco chiaro. Fu scoperto nel 1908 da un archeologo italiano. I suoi 45 simboli si ripetono a spirale e sono divisi da linee verticali. Sono stati impressi sul disco quando l’argilla era ancora fresca. Per questo motivo, sebbene ancora oscura, questa scrittura è considerata il più antico esempio di stampa. Molti ricercatori hanno cercato di decifrare il disco di Festo, ma il suo enigma rimane irrisolto…

La cucina minoica

I minoici cucinavano i loro cibi su un fuoco aperto, sia in spazi interni che esterni. Molte delle loro cucine avevano focolari circolari in pietra che potevano essere modificati e spostati da un luogo all’altro. I minoici utilizzavano pentole a tripode, vasi da cucina, grandi piatti di forma ovale con un ampio beccuccio e piccole griglie. Tra i cibi che preparavano c’erano zuppe acquose o stufati densi, carne o frutti di mare saltati o grigliati, pani piatti o frittelle fritte. Usavano cereali, legumi e legumi per fare la farina e molte spezie. I minoici facevano anche… il souvlaki! Supporti di cottura portatili in pietra usati dai minoici per grigliare gli spiedini. La linea di fori alla base forniva ossigeno alla brace. All’interno dei magazzini minoici, le cosiddette “riviste”, sono state trovate tracce di miele, olio d’oliva, vino, cereali, legumi e altri prodotti agricoli. In epoca minoica, l’olio d’oliva era l’ingrediente principale utilizzato per cucinare insieme a semi secchi, fichi, melograni, legumi, media, pesce, latte e vino, in particolare la resina. Secondo un mito, Glauco, figlio del re Minosse, da piccolo, durante il gioco, cadde in una botte piena di miele e vi morì.

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Cosa vedere al Museo Archeologico di Cnosso

Il Museo Archeologico di Heraklion fu fondato nel 1908 per ospitare le prime collezioni di antichità minoiche. I suoi reperti coprono sette millenni, dal Neolitico (7000 a.C.) all’epoca romana (III sec. d.C.). Nel giardino del Museo sono conservate le rovine del Monastero veneziano-francescano di San Francesco, che testimonia la prosperità della città di Heraklion durante il periodo veneziano (e che fu distrutto durante un terremoto nel 1865). Il Museo Archeologico di Heraklion è uno dei musei più importanti d’Europa. Poco prima di raggiungere le scale, c’è una bella area di intrattenimento dove i bambini possono riposare, giocare e scoprire gli antichi simboli dell’epoca minoica. Nelle collezioni del museo, la celebre arte minoica è rappresentata da migliaia di oggetti, come ad esempio:

  • Impressionanti pezzi di ceramica (ad esempio il modello in argilla di un’altalena di una figura femminile che oscilla su una corda tra due colonne),
  • Gioielli straordinari (ad esempio il famoso pendente d’oro a forma di ape del palazzo minoico di Malia, che rappresenta due api che depositano una goccia di miele in un favo),
  • Sigilli (che venivano utilizzati per marcare la proprietà come prova di identità, come gioielli e come ciondoli per creare gettoni),
  • Sculture (ad esempio l’acrobata d’avorio) e
  • Oggetti metallici (ad esempio i talenti di bronzo della moneta commerciale di quest’epoca)

Tra i reperti minoici più spettacolari vi sono:

  • le Dee Serpente in maiolica,
  • il rhyton a testa di toro in pietra (in steatite, oro, legno, cristallo di rocca, conchiglia; il rhyton è un recipiente a forma di imbuto usato probabilmente per le libagioni),
  • il Sarcofago di Hagia Triada (in pietra calcarea, rivestito di gesso e affrescato su tutte le facce, l’unico oggetto con una serie di scene narrative del rituale funerario minoico),
  • le coloratissime Kamares Ware, alcune delle quali conosciute anche come guscio d’uovo per la loro sottigliezza (cercate in particolare i vasi in pietra marina decorati con colori vivaci e rappresentazioni della natura),
  • il Vaso della mietitrice (un altro rhyton che mostra una scena dettagliata e affascinante di uomini che marciano e cantano in quella che sembra essere una celebrazione del raccolto)

Gli affreschi più spettacolari sono quelli che raffigurano il

  • Il “Principe dei Gigli”,
  • Le “Scimmie Blu”,
  • I “Delfini”,
  • Il “salto del toro” e
  • Il “Grifone” (una creatura leggendaria con il corpo, la coda e le zampe posteriori di un leone; la testa e le ali di un’aquila; e talvolta gli artigli di un’aquila come zampe anteriori).

Di Barbaro Antonietta

Amo tanto viaggiare, per questo ho deciso di parlare delle mie esperienze e di condividerle qui con voi. Amo tanto, ma proprio tanto il sole, il mare e i cani. Se vi piacciono i miei articoli me lo lasciate un messaggino?

1 commento su “Nel Palazzo di Cnosso per svelare i misteri minoici”
  1. …mi piacerebbe che noi tutti, “occidentali”, ci ricordassimo che sono qui le radici della nostra cultura e, riflettendo x qualche attimo, ne prendessimo coscienza ed imparassimo ad amare e tutelare questi posti, la grecia, la magna grecia, le antiche colonie greche e romane del mediterraneo, gli etruschi e la tuscia, eccetera…

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